La dignità, come potrebbe essere: Riflessioni in occasione di una ricorrenza costituzionale
Sono poche le costituzioni di questo mondo che contengono per verbo espresso il concetto della dignità, tanto meno piazzandolo in prima linea come baluardo contro ogni intervento del potere di stato, e questo oramai da 60 anni (1): “La dignità dell’ essere umano è intangibile.” Persino la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 gli antepone la libertà (“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.”). È stato certamente un atto rivoluzionario quello di presentare alla comunità dei popoli quale valore fondamentale una parola talmente carica di (pre-)giudizi etici e morali. Addirittura temerario proporla come diritto di difesa in una Germania appena uscita dalla follia e di appaiarla con un imperativo nei confronti dello Stato: “È dovere di ogni potere statale rispettarla e proteggerla.”(2) Eppure questo concetto così poco concreto, forse non concretizzabile è stato il perno del nostro sviluppo.
Quello che il costituzionalista descrive aridamente come “diritto personale generale” è in verità un compendio di fatti reali e concreti. “Morire dignitosamente” è nostro desiderio, da quando il progresso medicinale ha permesso il prolungamento della vita oltre ogni ragionevole aspettativa(3). “Vivere dignitosamente” è la richiesta per un bilanciamento sociale, che potrebbe sembrare esaudibile grazie a delle possibilità d’intervento statali mai conosciute prima. Un “inizio di vita dignitoso” è la casistica di fattori genetici ma anche sociali che incidono o possono incidere sulla generazione di un essere umano. La vita di ogni giorno, dall’ inizio alla fine, è pervasa dalle necessità apparentemente contraddittorie, di darsi una cornice per dispiegarsi liberamente. Con il tempo alcune delle certezze degli autori del Grundgesetz relative alla “dignità” si sono dissipate. Che la donna, nella sua essenza di essere, debba sottostare alla potestà maritale e che invece non solo ha da decidere per sé stessa, ma anche per il suo frutto. Oppure l’imprevedibile astrazione de “la persona digitale”, le cui quotidiane attività, grazie alle qualità esponenziali dell’elaborazione di dati, sono ricollegabili a meri profili tecnici, trasparenti e quindi alla mercé di stato e marketing(4). Ed il caso dell’aereo, che viaggiando a 900 km/h è dirottato verso un punto strategico con a bordo non solo carburante, ma anche 200 passeggeri innocenti, ponendoci la domanda: Quantificazione o principio di pari dignità(5)? Ciononostante la cornice è sempre lì, da ricomporre ogni giorno, anche e specialmente nel rapporto reciproco delle persone.
Infatti non è sola questione di “political correctness” (non) apostrofare qualcuno, ma immediata conseguenza di quel “imperativo categorico”, che possiede come (la mancante specificità de) la dignità, inconfutata universalità: “Agisci solo secondo quella massima per la quale allo stesso tempo puoi volere che essa diventi una legge universale.” Già in questa frase di Kant del tardo ‘700 si accomunano il rispetto per l’essere umano in quanto lui stesso ed un ordine attivo. Espressione di una profonda conoscenza dello spirito umano con tutte le sue implicazioni essa potrebbe essere il Leitmotiv contro la smisurata avidità nel libero gioco dei mercati finanziari, ma anche contro il classico repertorio dell’ istupidimento mediatico degli spettacoli iscritti all’ umiliazione: Chi non ha stima di sé, non si meravigli del disprezzo. Ed è l’ordine attivo che rende difficile la nostra vita, ancor più l’esistenza nella democrazia di stampo odierno, ma che la rende anche auspicabile. Esso significa essere in grado di riconoscersi e di riconoscere il ruolo di ogni individuo nei confronti, o meglio: nell’ambito della società degli esseri.
L’appartenenza alla società è una sfida giornaliera. Non solo quando bruciano le case(6) ci si dovrà ricordare, che non è la dignità “del tedesco” ad essere protetta, ma quella “dell’ essere umano”. Anzi, è da iscrivere nel diario di ogni esponente del potere di stato, che già il fatto di mettere ogni persona sotto il “sospetto generalizzato”(7) di essere un potenziale delinquente, incide sulla dignità, indipendentemente che ciò avvenga tramite la sistematica raccolta di dati in rete virtuale o con invasione nella sfera intima e/o privata della propria abitazione(8). Perché la differenza tra uno stato di concezione liberale ed uno autoritario sta proprio qui: Nel primo è il soggetto stesso a definire il perimetro del ragionevole, nel secondo tale definizione gli è levata di mano.
Ed è questa la ragion per cui la “dignità” non è solo cornice, ma anche fardello, l’ipoteca di ciascun individuo. Circoscrivere dove la propria inizia a toccare quella del prossimo presuppone capacità di giudizio ed il coraggio di rispondere per i propri principi. E per la dignità degli altri, che sono troppo malati o troppo deboli per potersi difendere o che molto semplicemente non dispongono delle (dubbie) facoltà oratorie e letterarie comunemente esposte in defilè da cosiddette elite.
(1)Parliamo della Costituzione Tedesca (Grundgesetz, testualmente “Legge Fondamentale”), che il 23. maggio 2009, ha compiuto 60 anni di vita reale (2)Le citazioni sono quelle di cui all’art. 1 comma primo della Legge Fondamentale, vedi p.e. http://pdsm.altervista.org/legge_fondamentale_grundgesetz_germania.html (3)Sin dal 2002 la Corte di Cassazione Federale ha permesso l’interruzione di interventi medici nei confronti del moribondo incosciente, sé questi aveva, p.e. tramite una cd. “dichiarazione anticipata di trattamento”, inequivocabilmente espresso tale volontà. Alcuni progetti di legge in merito saranno oggetto di dibattito parlamentare a fine maggio c.a. (4)Nel corso degli ultimi anni il Governo Federale ha emesso una serie di leggi che abbinano la capacità di raccolta informatica con precisi disegni preventivi, come p.e. l’obbligo dei provider di tenere in provvista i dati di collegamento di privati oppure il permesso della BaFin (Istituto Federale di Supervisione per Prestazioni Finanziarie) di verificare qualsiasi movimento bancario degli ultimi tre anni sull’intero territorio. Alcune di queste leggi sono ancora in fase di verifica davanti alla Corte Costituzionale Federale. Il settore privato invece è p.e. quello del cd. “Pay-back”, vedi http://www.payback.net/Home.8.0.html?&L=1 , che con gli sconti all’acquisto tramite una carta elettronica permette “almeno in teoria” di produrre un profilo consumistico di ciascun cliente. (5)Con legge federale del gennaio 2005 era stata sanzionata la possibilità dell’abbattimento di un velivolo, proiettato a mettere in pericolo vite umane, anche nel caso che a bordo si trovino passeggeri non implicati e quindi a loro volta vittime. Con una decisione di rapidità appropriata alla gravità del caso, la Corte Costituzionale Federale giudicò nel febbraio 2006 questa norma non costituzionale e quindi nulla, così motivando la sua decisione: “I passeggeri … coinvolti .. si trovano in una situazione senza scampo. … Con ciò essi sono oggetti non solo degli autori. Anche lo Stato, il quale ricorre (ndt: all’abbattimento), li tratta come meri oggetti …Un tale trattamento non tiene conto della persona coinvolta in quanto soggetto portatore di dignità e diritti inalienabili… Nell’ambito dell’ articolo 1 comma primo della Legge Fondamentale (garanzia della dignità umana) è impensabile nella maniera più assoluta uccidere volontariamente persone innocenti … in base ad una legge autorizzante.” Con questa decisione la Corte aveva anche smorzata ogni discussione, “quantificante” tra il numero di possibili vittime “a terra” o “per aria”. (6)Mi riferisco ai drammi di Mölln e di Solingen, dove, rispettivamente il 23 novembre 1992 ed il 29 maggio 1993 estremisti di destra attaccarono case abitate da persone di origine turca, e nelle quali trovarono la morte tra le fiamme 5 bambine e tre donne. Furono ferite gravemente almeno 25 persone, una delle quali fino ad oggi ha dovuto sottoporsi a 30 interventi chirurgici. L’allora Presidente della Repubblica Federale, Richard von Weizsäcker, in una reazione sentenziò, che la dignità iscritta nel Grundgesetz non appartiene specificamente al cittadino tedesco, ma a tutti gli esseri umani. (7)Le leggi di cui alla cifra (4) attivano implicitamente la suspicione su ognuno che si collega via internet o mail, dato che indipendentemente da uno status di indagato i suoi dati sono raccolti e conservati per almeno tre mesi. (8)Sempre riferendomi alla cifra (4), una delle leggi prevede la possibilità di installare sul computer di un possibile (!) sospetto un cd. “trojan horse” da parte della Polizia Federale, introducendosi nell’abitazione, e permettendo di leggere anche corrispondenze o file di natura strettamente personale.(deutsche Fassung hier)
Istantanea Italia: La sfida giornalistica ovvero le famose dieci domande
Mi sembra doveroso riportare qui la vicenda, che da intreccio familiare dilaga ad essere un “affaire” di Stato. In nome della Repubblica Italiana, del Governo Italiano e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Presidente Silvio Berlusconi comunica in data 14 Maggio 2009:
“Invidia e odio nei confronti di un Presidente del Consiglio che ha raggiunto il massimo storico della fiducia dei cittadini: sono palesi i motivi della campagna denigratoria che La Repubblica e il suo editore stanno conducendo da giorni contro il Presidente Berlusconi.
Attacchi di così basso livello, in vista delle prossime elezioni europee e amministrative, confermano non solo l’assoluta mancanza di argomenti politici concreti di quel giornale e della sua parte politica, ma anche una strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende esclusivamente private a fini di lotta politica.”
Per ogni evenienza il sottoscritto si è permesso di copiare una rappresentazione integrale della pagina su citata su disco duro.
Bersaglio di tanto ufficiale quanto velenoso attacco sono dieci domande da parte del quotidiano “La Repubblica”, che il giornale avrebbe, a suo dire, voluto porre al Presidente del Consiglio. “Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, lunedì,” avrebbe “chiesto due giorni per dare una risposta,” che poi non sarebbe arrivata. Da qui la pubblicazione il 14 Maggio non solo delle domande, ma anche del resoconto a fil di citazioni del giornalista Giuseppe d’Avanzo, che sfocia nei “invidiosi ed odiosi” quesiti. Sul comunicato della Repubblica Italiana, del Governo Italiano, della Presidenza del Consiglio, del Presidente Silvio Berlusconi dure le reazioni di opposizione e Federazione Nazionale della Stampa (in mancanza di una pubblicazione online della nota riprendo le citazioni da “La Repubblica”). Durissima la replica di Ezio Mauro e giusta, perché è immemorabile un intervento di un organo ufficiale rappresentante lo Stato nei confronti di un organo privato di pubblicazione, il quale per altro non fa che il suo mestiere, sancito da sacrosanto diritto. Diritto richiamato già da Marco Travaglio, quando in annozero del 7 Maggio offrì al pubblico le fonti (Giornale, Foglio e compagnia bella) del “complotto” contro il Cavaliere, certamente non ordito dalla sinistra, così il giudizio del ns. Zorro nazionale, perché “troppo sfigata”.
Ci resta un mistero, perché il signor Gianni Letta, qualificato da giurista nel comprendere la differenza tra opinione “privata” e “ragion di stato”, e qualificato da giornalistica carriera non solo, ma anche in quanto fù vicepresidente alla Fininvest Comunicazioni nel campo “sarebbe opportuno dire cose sensate”, nel suo ruolo di “Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio” non abbia elegantemente e coerente alle esternazioni del suo da lui rappresentato, dichiarato, che le domande de “La Repubblica” non siano pertinenti a Palazzo Chigi, bensì all’inquilino della Villa di Arcore. Almeno tentare di salvare la faccia, si vorrebbe dire, come in un passato non tanto remoto sembrava essere il passaparola ricorrente. Può darsi, che per questo omissis di ruolo il signor Letta, anche per raggiunta vetusta età di pensionamento, possa servire da scaricabarile. Il che, anche sé dovesse intervenire, non cambierebbe assolutamente niente nell’evidente disconoscimento da parte della Repubblica Italiana, del Governo Italiano ecc. ecc. del limite tra “privato” e “pubblico”.
Sé già nelle cose da lui espressamente chiamate “private”, perché di natura famigliare, il Presidente del Consiglio ricorre alla clave di un comunicato di stampa della Repubblica Italiana, del Governo Italiano ecc. ecc., figuriamoci le reazioni future nelle cose pubbliche. Il che, a questo punto, ci induce alla virtuale undicesima domanda, che ci si dovrebbe voler porre: “Le risposte di cui alle dieci domande sopra indicate escludono in maniera esplicita l’eventuale ricattabilità della persona ricoprente la seconda in ordine delle cariche della Repubblica Italiana?”
Istantanea Italia: Solo un quadro di costume?
Le pagine scandalistiche pregustano il divorzio del centennio? Panni sporchi da lavare in pubblico, la guerra delle rose in una casa più che illustre, quella del presidente del consiglio Berlusconi? Tutti lì, avidi di sapere da fonte sicura, quale sua moglie Veronica Lario, 52, sé suo marito Silvio, 72, sia veramente quello che sembra, oppure qualcosa di completamente diverso. Ovvero il candidato in testa all’Italia per le elezioni al Parlamento Europeo in giugno.
Lo scandaluccio per una festicciola di maggiore età del 26. aprile, dove una ragazzotta napoletana aveva ricevuto il suo “Papi” e da questi un gioiello come dono serale, in realtà (non: nella fiction mediatica) è irrilevante quanto lo sono per un estraneo tutti i motivi immaginabili di un matrimonio che va a monte. Ma nel nostro caso distrae meravigliosamente da ben altre cose.
Infatti una settimana prima dei media avevano additato, che il “Popolo della Libertà” (PdL) teneva dei corsi preparatori per possibili candidati alle elezioni del Parlamento Europeo. Tra gli alunni esclusivamente al femminile non c’erano solo delle Deputate affermate, bensì un nugolo di novizie, il cui profilo comune si può definire così: Giovane, di bella presenza e con esperienza in TV o di palcoscenico. Le premure didattiche degli insegnanti “Papi” Berlusconi, del Ministro degli Esteri Franco Frattini (già Vicepresidente della Commissione Europea dalla fine 2004 a metà 2008) e del suo collega alle Difese Ignazio La Russa furono pubblicate in modo tale, che fu impossibile di escludere a priori le inerenti ambiguità. Niente è valso il comunicato ufficiale, che con “volti giovani, facce nuove” si volesse “rinnovare l’immagine del Pdl e dell’Italia in Europa”, visto che immediatamente è echeggiato un grido di furore. Non dei soliti sospetti di sinistra, bensì della pubblicazione online della fondazione “FareFuturo” di Gianfranco Fini, che ancora a marzo (ah, le idi!) aveva amalgamato la sua AN con il beneamato Popolo.
Così scrive Sofia Ventura su ffweb il 27.04.: “Il velinismo non serve… Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse.” Il che incitò la signora Lario, e qui apriamo ancora una volta la parentesi scandalistica, a deporre un commento indirizzato tramite giornali al marito: “”Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere”. Il giorno dopo esplodeva la bomba del festino napoletano, chiusa la parentesi.
Il che a sua volta appare come ennesimo scandaluccio, visto che nessuno sembra voler guardare al sodo, ovvero chi effettivamente il Cavaliere vuole mettere in corsa per l’Europa, che sarebbe poi lui stesso. Su tutte le schede circoscrizionali del PdL il Cavaliere è posizionato come numero uno, quasi a mo di strategia, si è tentati di dire, visto che l’elettore italiano può scegliere con voto preferenziale: Sé non il partito, almeno il suo candidato in testa sembrerebbe godere di grande popolarità, stando ai sondaggi attuali. I suoi voti personalmente accumulati gioverebbero comunque al suo partito e quindi alla distribuzione dei seggi nel Parlamento Europeo. Purtroppo c’è un dettaglio vincolante, che pochi conoscono e ancor meno divulgano: Secondo il codice elettorale in vigore a livello nazionale, il mandato europeo è incompatibile con l’ufficio di deputato e di senatore o con la carica di componente del governo di uno Stato membro. Di sicuro è, che il Presidente del Consiglio è membro del Governo, art. 92 della Cosituzione, di una Italia stato membro della Comunità. Quindi?
Silvio Berlusconi, il magnate ed il politico più potente d’Italia, il conduttore di danza sui parquet (inter-)nazionali prossimamente inquilino anonimo dei banchi di Strasburgo? Ma via, scherziamo. Eppure ce lo suggerisce lui stesso con i moduli di voto (e l’inserto a capo della presenza web di PdL: “Vota PdL, scrivi Berlusconi”). Per una Italia, che fu fondatrice di quello che oggi chiamiamo Comunità Europea, che con 72 deputati avrà accanto alla Germania (99), Francia e Regno Unito (ambedue 72) il maggior di esponenti nazionali, per una Italia che sillaba la parola Europa e da sempre più motivo di interpretare le sue vere aspirazioni. Si sa, che talune persone sulle liste del PdL hanno da regolare dei conti in sospeso con la giustizia, e ci si potrebbe abituare. Forse anche al degrado condotto da un Presidente del Consiglio, che non solo occasionalmente deride e mette in ridicolo le istituzioni del proprio paese, dalla Giustizia al Parlamento, dal Presidente della Repubblica ai singoli partiti. Infatti, questo è affare del suo sovrano, popolo ed elettore. Ma non ci si dovrà certamente abituare a tattiche di partito, di presentare successi elettorali a livello europeo, strumentalizzando (apposite?) lacune nelle leggi elettorali nazionali, successi per i quali nessun parlamentare italiano in Europa potrà reclamare la paternità, oppure diciamolo: vorrà invocare la propria responsabilità. In effetti, così come è pacifico che il rimpiazzo per Berlusconi sul seggio a Strasburgo non sarà mai “la persona eletta”, è altrettanto certo, che il Cavaliere avrà d’ora in avanti tanto da fare con avvocati come mai prima nella sua vita.
Proprio in un periodo, dove le discussioni circa l’ampliamento dei poteri del Parlamento Europeo, il c.d. Trattato di Lisbona, sono all’apice a conclusione dei vari procedimenti di ratifica (giusto oggi ne corre il dibattito nel Senato della Repubblica Ceca), sarebbe d’obbligo non solo di nutrire rispetto nei confronti di questa istituzione, ma di praticarlo. Il disconoscimento tramite palpabili manovre nazionali od egocentriche è quindi non solo affronto, ma deve essere definito, specie nel quadro di costume attuale, come il vero scandalo della vicenda. Nonostante tutti i “CuCù”.
(deutsche Ausgabe hier)
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