Lettera aperta a Giordano, Ferrara & soci s.r.l.: Nec Plus Ultra
Registriamo il mero fatto, che almeno tre testate italiane si rivolgono contro l’operato giornalistico di una quarta. “Il foglio” di Giuliano Ferrara (diffusione 2008 a dire di it.wikipedia 20.000) in data 31 maggio tramite Giuseppe Sottile tratta da “Scoopisti senza pudore” due firme de “La Repubblica”, Giuseppe d’Avanzo e Attilio Bolzoni. Come anche “Il Giornale” sotto la direzione di Mario Giordano (diffusione sempre secondo it.wikipedia per dicembre 2008 192.720) in data 29 maggio titola “D’Avanzo, l’uomo che accusa sempre gli innocenti”, firmato Filippo Facci (che il 28 maggio si rivolse in imperativo a “D’Avanzo ascolta:..” per una suada contro “Le strani ommissioni dei maestrini di Mauro”). Più “sottile” il “Libero” di Vittorio Feltri (diffusione sempre secondo wikipedia 125.196 per dicembre 2008), che con la sua edizione online del 1. giugno mette ben in evidenza in blocco a capo pagina i titoli “Dentro le case c’è la privacy”, “La verità fa bene”, “E’ Veronica che ha un compagno”. Sottile, perché atto a proporre una contropinione, è a lettura attenta (anche per chi conosce un poco il concetto del messaggio subliminale) una controffensiva, per altro annunciata in alt(r)o loco.
“La Repubblica” sotto la direzione di Ezio Mauro (diffusione secondo it.wikipedia 556.433) non solo risponde con la firma di D’Avanzo in “Il nuovo volto del potere”, il quale tratta i sopra nominati da “giornalisti stipendiati dal capo del governo, dimentichi di ogni deontologia professionale e trasformati in agenti provocatori”, ma anche con l’eco della stampa internazionale: “Il Times: Cade la maschera del clown”. Dimenticando tra l’altro di citare l’autorevole quotidiano “Süddeutsche Zeitung” del redattore in capo dell’edizione online Hans-Jürgen Jakobs (diffusione cartacea secondo de.wikipedia 461.409), che tramite la sua penna stabile a Roma, Stefan Ulrich, in un articolo del 27/05 seccamente sentenzia sotto il titolo “L’Empio”: “I peccati del politico Berlusconi non si ricollegano al mondo dell’erotismo. Il Cavaliere ha abusato dello stato di diritto italiano, della democrazia e del principio della pluralità dei media, le fondamenta di nazioni sane, moderne e floride.”
Nota attuale: Sottilmente “Il Foglio” replica in data 02 maggio “La festa di Repubblica“, ma questa volta a pagamento.
Ora bisogna capire, che un lettore in Germania è già, per dirla in modo neutro, stranito non tanto dal fatto, che il capo di un governo europeo si ritrovi su pagine quasi rosa di mezzo mondo, il che capitò anche ad un Sarkozy prima che sposasse la sua Carla. È invece l’oramai matematica certezza, che questo capo del governo abbia confermato di aver mentito alla nazione intera senza minimamente dubitare della continuazione del proprio operato (anzi!), e, per rincarare la dose, fustiga chi di questo racconta nel “suo” paese. Perché è dato di fatto (non scrivo neanche più di “circostanze assodate”), che quella frase attribuita all’ ancora consorte del Presidente del Consiglio, secondo cui egli frequenterebbe minorenni e da lui in varie occasioni smentita con tanto di giuramenti, corrisponde a vero. Luoghi: Sardegna (ammissione expressis verbis) e Palazzo Madama in occasione del ricevimento per le griffe della moda (ammissione omissis verbis). Date: Una sera del 2008 ed il capodanno 2008/2009 per un periodo di una settimana. Senza genitori. Una minorenne. Certo, nella traduzione italo-tedesca ci potrebbe essere una qualche perplessità a riguardo della parola “frequentare”, lo scrivente potrebbe essere giustamente accusato di non conoscerne il vero significato. Andando quindi per scrupolo a vedere p.e. sul De Mauro online si legge “incontrare con assiduità” oppure (in concomitanza con avere, quindi intransigente) “avere relazioni sociali”. Che una certa assiduità ci fosse, lo conferma la ragazzina di Napoli, che ci fossero relazioni sociali non lo si può negare. Tralascio quindi anche quell’ altro significato sott’inteso, che in questo contesto pare né essere il caso né di convenienza.
Quel che ancora maggiormente irrita l’oriundo germanico, abituato ad un giornalismo tranquillo ed a volte (da quando la Germania pare abbia di nuovo acquistata una certa importanza dopo la riunificazione) britannicamente flemmatico, sono la velenosità di linguaggio e l’ingaggio personale dell’un od altro firmatario sé non addirittura proprietario in edicola nei confronti di quello che il francese appella “le confrère” . Inutile parlare di deontologia: Il detto romano “o sò sorrisi o sò botte”, una volta appartenente ad una gioventù trascorsa tra Parioli e Bufalotta, è oramai approdata irrimediabilmente alla ribalta del palcoscenico mediatico, traducendo in inchiostro nero su bianco le esternazioni di dirigenze (?) politiche assuefatte ai vari “pirla”, “criminale”, “mafioso”. Ed ai sommi cinismi di fede andreottiana, quale “non sapevo che il mio voto …”.
È infatti l’oblio più completo della concezione di giornalismo moderno al quale si sta volontariamente auto-sottoponendo quello italiano, quello che ci muove. I fervori o le abnegazioni, ostentati a furor di popolo non si distinguono di una iota dai titoli della Chicago di Al Capone. Sebbene Charles E. Merriam scrivesse solo per gli Stati Uniti negli anni ‘20, che “Chicago è unica. È la sola città in America, che è completamente corrotta” egli trova i suoi emuli nell’ Italia di oggi, i quali all’unisono elogiano il “DOC” unico al mondo ed intestinamente si scannano a vicenda sulle sue componenti. Da qui è corto il passo verso il famigerato “Al Tappone” di firma goliardica (ma non tanto) del per altro ottimo Travaglio, il quale, per continuare il gioco di parole, si trova ancora nel bel mezzo del suo tirocinio in sala ostetrica per trovare la vera vocazione. Ed è ancor più breve il passo per denigrare “stampe di …” (p.f. riempire lo spazio con una delle parole: destra, sinistra, assegno circolare, lup.man.), quando non si è della stessa opinione, o peggio ancora, incapaci di accettare una fattispecie. Il che vale anche per quel giornalismo al teflon, che prima difende i sentimenti di una (non tanto povera) signora proprietaria di giornale per poi, inimitabile fiuto da segugio, dare dell’”oca” coram publico ad una ragazzina, che a sedici anni avrebbe iniziato a chiamare “papi” un signore parecchio più anziano. Ed è bene neanche nominare quella firma, la quale farebbe bene a concentrarsi sul suo blog su poveri animali derelitti, altrimenti si scoprirebbe essere l’oggetto adatto per la prossima causa per vilipendio a mezzo stampa.
Il giornalismo italiano dovrebbe iniziare a rendersi conto del fatto, che non sono solo gli italiani a leggere, bensì il mondo intero. Battezzare giornalisti di casa editoriale palesemente berlusconiana in quanto “stipendiati” e “agenti provocatori” può apparire giusto nel contesto, ma non lo è certamente nella sintesi della deontologia evocata. Come viceversa non può che essere definito un colpo basso quello di apostrofare il collega con l’obiter dictum di “senza pudore” o “accusatore di innocenti” in un contesto di tutt’altra qualità. Il pubblico italiano, e quello che generalmente sa leggere l’italiano (credetemi: in tutte le segreterie ed i governi del mondo ce ne sono), non è idiota, non si lascia abbindolare da sedicenti storielle di amanti di una signora, atte a distogliere lo sguardo dalla frequentazione di un signore di 72 anni con una minorenne. Perché una signora ed un signore di una certa età massimo massimo possono spartire segreti da letto, mentre il rapporto sociale di un signore al crocevia verso la vecchiaia con una ragazzina può, quando il signore è capo di un governo europeo, minimo minimo giustificare la domanda, sé i segreti di stato, di coalizioni e di strategie sono ancora assicurati. Altro che “Lolita” …
Tutti abbiamo, anche qui oltr’alpe, profonda comprensione per il fatto che gli scriventi e responsabili abbiano, specie sé di vecchio lignaggio, un interesse vitale alla propria sistemazione per i giorni a venire. Che questi potrebbero essere anche bui, sé si continua a cavalcare la tigre della menzogna e del vilipendio, va da sé. Perché è la verità, quantomeno la si voglia mettere in ombra dell’insegnamento di Machiavelli “De Crudelitate et Pietate, et an sit melius amari quam timeri, vel et contra”, quella che caratterizza in prima linea la deontologia di coloro, che esercitano il mestiere di scrivente. Sono la verità e la dignità del lettore, di non essere preso per i fondelli o confrontato con atteggiamenti nefasti ed incivili dei trascrittori di vicende, i valori inderogabili anche in caso del fallimento sociale, politico o editoriale, dei quali non ci si può liberare come in una società a responsabilità limitata. Non ci sarà in un tempo a venire un curatore a dare il nullaosta, sarà, semmai, l’opinione pubblica. E sappiamo bene, di quali misure essa può essere capace, sé esasperata.
N.B.: Qualora qualcuno nutrisse dei sentimenti negativi nei confronti di chi scrivendo si nasconde sotto pseudonimo, gli rispondo sin d’ora. Essendo solo un piccolo blogger, per di più (come si suol dire dalle Vs. parti) crucco, non ho alle mie spalle un apparato protettivo. Come p.e. it.wikipedia, che sotto la voce “Filippo Facci” ci fa sapere: “Attenzione: questa pagina è stata oscurata e bloccata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azioni legali contro i redattori della voce e/o Wikimedia. Verrà eventualmente ripristinata alla fine della vicenda che la riguarda.” Chi sa perché? Domande su domande …
N.B.2: Di ogni link pubblicato qui è stata prodotta su disco duro un’ immagine conforme allo stato di cui alla data di oggi. Non si sa mai.
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