2murrow4it's blog

Radicali e Stelle gialle: Un atto immorale

Posted in Elezioni Europee 2009, Italia, Politica by ed2murrow on 2009/05/07

Con estremo disgusto ho seguito oggi alla televisione la conferenza stampa indetta dai “Radicali Italiani”(RI) in occasione della presentazione dei loro candidati alle elezioni Europee. Tutti gli esponenti RI in loco portavano una stella di cartone gialla, di esatta ed uguale fattura e colore del cd. “Judenstern”, la stella ebraica imposta dai nazisti. A che pro?

 In base alle leggi razziali di Norimberga, il 1. settembre 1941 l’ “Ordinanza di Sicurezza circa il Contrassegnamento degli Ebrei” ordinava, che tutti gli Ebrei sul territorio del Terzo Reich, compiuti i sei anni, dovessero portare “in modo ben visibile sul pettorale sinistro, fermamente cucito con l’abito” una stella  a sei punte alla maniera della Stella di Davide, in giallo, i cui rispettivi triangoli dovevano essere rimarcati in nero e recante al centro la scrittura “Jude” (Ebreo). Ufficialmente annunciata da Goebbels come misura per impedire alla minoranza ebraica di attivarsi come “Malelingue e Guastafeste” nel corso della 2. guerra mondiale in atto, in verità questa misura servì a facilitare considerevolmente le deportazioni metodiche, che iniziarono da lì ad un mese. Deportazioni che significarono l’olocausto (o Shoah) , e, mi sembra di doverlo ricordare, che costarono la vita a circa 6 milioni di Ebrei.

L’imitazione di tale distinguo da parte di RI non è solo una pesantezza sulla quale soprasedere, bensì atto di fellonia culturale, politica ed a sua volta profondamente razzista. Il discorso, nell’ambito del quale Bonino, Pannella ed i loro altri “Soggetti Radicali” si piacciono fregiarsi della loro stella portata a mo di quella da sceriffo, è quello imperniato sul loro libello “La peste italiana”. Il quale, stranamente, non ci offre la visione di uno Stato che stermina (nel vero senso della parola) milioni di persone, bensì quella di diverse dottrine politiche antagoniste, che ogn’una per sé interpreta il proprio contesto storico.

Già da qui lo schiaffo culturale: Gli RI, tutti, tutti quanti, si sono volontariamente scelti la loro condizione di avere idee e concetti diversi da quelli regnanti l’Italia del dopoguerra. Gli Ebrei sotto il nazismo no. Loro nella loro condizione ci erano nati, ci sono cresciuti dentro ed in questa condizione emarginati prima, selezionati dopo ed infine trucidati. Da qui anche lo schiaffo politico: Tutti i politici rientranti nelle categorie delle leggi razziali, come anche l’intera intelligentia europea, non aveva modo di combattere per i propri ideali di destra o sinistra, come è senza dubbio ed a vista d’occhio concesso ai RI. A loro restava solo la fuga per salvare nel senso proprio della parola la pelle, verso i territori del protettorato britannico, verso gli Stati Uniti. Ai RI no, loro possono e sanno esprimersi attraverso i propri canali di comunicazione (guardiamo bene i palinsesti sulla homepage di radicali.it), le loro libertà politiche sono incommensurabili. Che non li sanno usare in modo appropriato, è tutt’altro discorso. Ed infine quella squallida, lurida connotazione razzista del simbolismo radicale: L’usufruire delle pene, delle disgrazie, delle incredibili tragedie altrui, raggruppati da un credo comune (di allora: origine etnica) per innalzare  la propria persona ad un livello che non è il suo, a proprio vantaggio, a proprio tornaconto.

Forse alla signora Bonino farebbe bene rileggersi la voce “Il piano Madagascar” prima di godersi le libertà di viaggi in quei lidi idilliaci. Forse che capirà la profonda immoralità del suo operato.

Istantanea Italia: Solo un quadro di costume?

Posted in Elezioni Europee 2009, Italia, Politica by ed2murrow on 2009/05/06

Le pagine scandalistiche pregustano il divorzio del centennio? Panni sporchi da lavare in pubblico, la guerra delle rose in una casa più che illustre, quella del presidente del consiglio Berlusconi? Tutti lì, avidi di sapere da fonte sicura, quale sua moglie Veronica Lario, 52, sé suo marito Silvio, 72, sia veramente quello che sembra, oppure qualcosa di completamente diverso. Ovvero il candidato in testa all’Italia per le elezioni al Parlamento Europeo in giugno.

Lo scandaluccio per una festicciola di maggiore età del 26. aprile, dove una ragazzotta napoletana aveva ricevuto il suo “Papi” e da questi un gioiello come dono serale, in realtà (non: nella fiction mediatica) è irrilevante quanto lo sono per un estraneo tutti i motivi immaginabili di un matrimonio che va a monte. Ma nel nostro caso distrae meravigliosamente da ben altre cose.

Infatti una settimana prima dei media avevano additato, che il “Popolo della Libertà” (PdL) teneva dei corsi preparatori per possibili candidati alle elezioni del Parlamento Europeo. Tra gli alunni esclusivamente al femminile non c’erano solo delle Deputate affermate, bensì un nugolo di novizie, il cui profilo comune si può definire così: Giovane, di bella presenza e con esperienza in TV o di palcoscenico. Le premure didattiche degli insegnanti “Papi” Berlusconi, del Ministro degli Esteri Franco Frattini (già Vicepresidente della Commissione Europea dalla fine 2004 a metà 2008) e del suo collega alle Difese Ignazio La Russa furono pubblicate in modo tale, che fu impossibile di escludere a priori le inerenti ambiguità. Niente è valso il comunicato ufficiale, che con “volti giovani, facce nuove” si volesse “rinnovare l’immagine del Pdl e dell’Italia in Europa”, visto che immediatamente è echeggiato un grido di furore. Non dei soliti sospetti di sinistra, bensì della pubblicazione online della fondazione “FareFuturo” di Gianfranco Fini, che ancora a marzo (ah, le idi!) aveva amalgamato la sua AN con il beneamato Popolo.

Così scrive Sofia Ventura su ffweb il 27.04.: “Il velinismo non serve… Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse.” Il che incitò la signora Lario, e qui apriamo ancora una volta la parentesi scandalistica, a deporre un commento indirizzato tramite giornali al marito: “”Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere”. Il giorno dopo esplodeva la bomba del festino napoletano, chiusa la parentesi.

Il che a sua volta appare come ennesimo scandaluccio, visto che nessuno sembra voler guardare al sodo, ovvero chi effettivamente il Cavaliere vuole mettere in corsa per l’Europa, che sarebbe poi lui stesso. Su tutte le schede circoscrizionali del PdL il Cavaliere è posizionato come numero uno, quasi a mo di strategia, si è tentati di dire, visto che l’elettore italiano può scegliere con voto preferenziale: Sé non il partito, almeno il suo candidato in testa sembrerebbe godere di grande popolarità, stando ai sondaggi attuali. I suoi voti personalmente accumulati gioverebbero comunque al suo partito e quindi alla distribuzione dei seggi nel Parlamento Europeo. Purtroppo c’è un dettaglio vincolante, che pochi conoscono e ancor meno divulgano: Secondo il codice elettorale in vigore a livello nazionale, il mandato europeo è incompatibile con l’ufficio di deputato e di senatore o con la carica di componente del governo di uno Stato membro. Di sicuro è, che il Presidente del Consiglio è membro del Governo, art. 92 della Cosituzione, di una Italia stato membro della Comunità. Quindi?

Silvio Berlusconi, il magnate ed il politico più potente d’Italia, il conduttore di danza sui parquet (inter-)nazionali prossimamente inquilino anonimo dei banchi di Strasburgo? Ma via, scherziamo. Eppure ce lo suggerisce lui stesso con i moduli di voto (e l’inserto a capo della presenza web di PdL: “Vota PdL, scrivi Berlusconi”). Per una Italia, che fu fondatrice di quello che oggi chiamiamo Comunità Europea, che con 72 deputati avrà accanto alla Germania (99), Francia e Regno Unito (ambedue 72) il maggior di esponenti nazionali, per una Italia che sillaba la parola Europa e da sempre più motivo di interpretare le sue vere aspirazioni. Si sa,  che talune persone sulle liste del PdL hanno da regolare dei conti in sospeso con la giustizia, e ci si potrebbe abituare. Forse anche al degrado condotto da un Presidente del Consiglio, che non solo occasionalmente deride e mette in ridicolo le istituzioni del proprio paese, dalla Giustizia al Parlamento, dal Presidente della Repubblica ai singoli partiti. Infatti, questo è affare del suo sovrano, popolo ed elettore. Ma non ci si dovrà certamente abituare a tattiche di partito, di presentare successi elettorali a livello europeo, strumentalizzando (apposite?) lacune nelle leggi elettorali nazionali, successi per i quali nessun parlamentare italiano in Europa potrà reclamare la paternità, oppure diciamolo: vorrà invocare la propria responsabilità. In effetti, così come è pacifico che il rimpiazzo per Berlusconi sul seggio a Strasburgo non sarà mai “la persona eletta”, è altrettanto certo, che il Cavaliere avrà d’ora in avanti tanto da fare con avvocati come mai prima nella sua vita. 

Proprio in un periodo, dove le discussioni circa l’ampliamento dei poteri del Parlamento Europeo, il c.d. Trattato di Lisbona, sono all’apice a conclusione dei vari procedimenti di ratifica (giusto oggi ne corre il dibattito nel Senato della Repubblica Ceca), sarebbe d’obbligo non solo di nutrire rispetto nei confronti di questa istituzione, ma di praticarlo. Il disconoscimento tramite palpabili manovre nazionali od egocentriche è quindi non solo affronto, ma deve essere definito, specie nel quadro di costume attuale, come il vero scandalo della vicenda. Nonostante tutti i “CuCù”.

(deutsche Ausgabe hier)

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