Quando un “Giornale” giubila …
Ebbene sì, anche “Il” è un “giornale” come si deve, persino online. Litterazione, forma, pubblicità e, quel che più conta, la notizia. Come quella di oggi “Per questi giudici chi dà le notizie va condannato“[1] con tanto di foto di Ilda Boccassini e Gherardo Colombo. L’articolo va letto, senno addio discorso.
Primo pensiero: Come mai il ruolo di Boccassini e di Colombo viene circoscritto dalla parola “giudice”? Per quanto risulta dal suo curriculum, Ilda Boccassini ha sempre ricoperto quel ruolo, che comunemente viene chiamato “pubblico ministero”. Essa è, oggi, sostituta Procuratrice presso il Tribunale di Milano. Lo stesso, o quasi, dicasi, per Colombo. Egli è stato sì giudice (‘78-‘89), ma istruttore, quindi qualcuno, che non dirige un processo accusatorio, bensì decide solo su di un rinvio a giudizio. Dal ’89 era, come Boccassini, PM. Era, perché nel 2007 ha comunicato le sue dimissioni. Ora sappiamo tutti, che “Il Giornale” è sempre ben informato ed estremamente cauto nelle sue affermazioni. La qualificazione quindi non può essere che una spiacevole svista, tanto più che l’articolista, l’ottimo Gian Marco Chiocci in vicende giudiziali di esperienze ne ha, anche da vendere. Una è approdata persino al Parlamento Europeo. Sarà certamente conseguenza di quel condizionamento dalla discussione “della separazione delle carriere” o come si dice, nell’ambito dell’ agognata riforma processuale: Tutti i giudici sono magistrati, ma non tutti i magistrati sono giudici. È veramente difficile per noi comuni mortali, ancor più per dei giornalisti navigati, capirne qualcosa.
Secondo pensiero: Visto che il ns. articolista in genere non pecca di immaginazione (vedesi p.e. le sue fantastiche ricostruzioni sul “Nigergate”), come mai copia quasi “à la lettre” le osservazioni del suo collega Martinelli contenuti nella missiva a “La Repubblica”, pubblicata il 27 febbraio 2005 in risposta all’articolo “La mala-informazione andò in onda sulla RAI”[2]? Che tra l’altro, e qui in onore di completezza dev’essere scritto, trattava del fatto, che due altri suoi colleghi, per lungo tempo e per tutte e tre le testate TG, cronisti di quel faldone penale del processo “Mondadori” attualmente di nuovo alla ribalta in sede civile, avevano dovuto sgomberare i loro posti in un momento particolarmente cruciale per l’allora accusato Previti, lasciandolo ad un nuovo venuto alla RAI, appunto Martinelli. Ora si obietterà, che l’impianto logico non può essere che uno, anche sé descritto da persone diverse. Giusto. Ma perché allora non iniziare da Adamo, in fil di logica creativa, ovvero con la circostanza, che si fosse insinuata nei confronti dei PM, che essi avessero manipolate le carte del processo e quindi l’impianto accusatorio? Insinuazione vana tra l’altro, in quanto da ben due giornali si seppe, dove esattamente si trovava il documento “incriminato”. Non perché appurato dal fior fiore dei servizi, ma perché era lì, documento pubblico. Non può che trattarsi anche qui di una pecca tanto lieve quanto umana: Quando la memoria tradisce, si deve ricorrere alle fonti accessibili, da qui la copia della lettera del collega etc.. Perché oggi la registrazione della trasmissione tv forse anche non esiste più, dopo tanti anni …. Il che mi porta al
Terzo pensiero: Perché riscaldare una notizia di 5 anni fa? È forse imminente una sentenza? Non certo quella penale contro Previti, che per quanto io sappia è passata in giudicato. Neanche quella civile, appellabile per altro, per Finivest con una botta e via da 750 milioni (non di vecchie Lire), che è già stata depositata la settimana scorsa. Ci sono allora nuovi rilievi, riscontri, un qualche di decisivo? L’articolo non ce lo dice, stranamente. Non sarà forse, perché quei giudici, che giudici non sono, processano, mentre tanti altri, specie il primo supra pares subiscono, e sono pure colleghi di quei magistrati, che al Ministro della Giustizia non vogliono consegnare la loro indipendenza neanche a furor di popolo? Ma mai, lungi, non sarebbe nell’ordine bello, forte, puro e non inquinato[3] della deontologia professionale per la quale questo giornale e i suoi articolisti sono noti, anzi famosi. E i miei pensieri andrebbero a escort.
[1] http://www.ilgiornale.it/interni/per_questi_giudici_chi_da_le_notizie_va_condannato/11-10-2009/articolo-id=389832-page=0-comments=1
[2] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/02/27/lettere.html
[3] http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_11/berlusconi-basta-insulti-premier-eletto-popolo_f6989ce8-b64a-11de-819a-00144f02aabc.shtml
(Tutti gli articoli presi in riferimento sono stati visualizzati e salvati su disco duro a scopo di documentazione l’ 11/10/2009, ore 19:00)
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