2murrow4it's blog

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Pubblicato in Uncategorized da ed2murrow il 2010/09/27

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Buona lettura

Quando i sogni sono fatti di latta

Pubblicato in Cultura, Europa da ed2murrow il 2010/07/22

Ieri un quotidiano tedesco, la Süddeutsche Zeitung, ha messo al centro della propria attenzione la marca Volvo. Si è ben presto capito, che l’autore Thomas Steinfeld è legato a questo marchio per questioni di età, avendo scelto un disegno della gloriosa 240 come motivo grafico del suo articolo. Una quantità di sentita nostalgia, un pezzettino di ottimismo nelle sue parole:

Quando la multinazionale cinese Geely avrà acquistata la Volvo, possiederà un’ impresa, che con la Svezia e con la società svedese è così legata come la Volkswagen con quella tedesca -  sottinteso che il successo all’estero era sempre collegato con l’idea, che fosse possibile di esportare anche le particolarità nazionali.”

Mi ricordo, che anche in Germania abbiamo avuto un candidato al fallimento, con grande tradizione e notorietà industriale. Si chiamava Dornier e produceva aerei. Il fallimento, causato da fantasie di strapotere della Daimler (Mercedes), del suo ex-dirigente in capo Schrempp (quello che tra l’altro acquistò la Chysler) ed altri, subentrò durante lo sviluppo di un nuovo aereo di portata regionale, il Dornier Jet728. Ci fu dato di sapere, che degli investitori cinesi acquistarono l’impresa in toto. Per un anno mandarono i loro tecnici in Germania a Oberpfaffenhofen, che s’intrattennero da mattina presto fino a notte inoltrata negli stabilimenti ed in specie negli uffici di progettazione. E nel 2004, passato l’anno, mandarono a loro volta in fallimento il loro acquisto, questa volta definitivamente. Quattro anni dopo, l’industria dell’aviazione civile cinese presentò il proprio primo jet regionale in assoluto, l’ARJ21. Stesso segmento di mercato, strana coincidenza?  Si potrebbe speculare, che la loro competenza potrebbe essere derivata in ultimo dai piani di costruzione e l’archivio della Dornier, che comprende tutto dall’invenzione del volo fino alla produzione più sofisticata, perfezionata in quasi un centennio di storia.

E tutto ciò cosa avrebbe a che fare con la costruzione di macchine, con la Volvo? Da quando nel 2005 la Landwind della Jiangling Motors non passò alcuni crash-test in Germania, le macchine cinesi hanno un problema di sicurezza e quindi d’immagine. Non solo in Europa, perché i nuovi ceti urbani ed i quadri politici in Cina apprezzano molto la qualità “Made in Germany”. Tutto quello che non corrisponde a questi standard di stampo europeo, non trova il mercato agognato per il proprio segmento; il Landwind era un SUV. D’altro canto la sicurezza non è cosa da sviluppare da oggi a domani, a meno che non si riesca ad acquistare il relativo know-how. Sicurezza, Volvo, capito tutto.

Sono quindi in salvo tutti i posti di lavoro in uno dei simboli centrali dell’industria svedese? Fino a che i piani di costruzione rimangono a Torslanda, possiamo supporre di sì. E poi? In Europa ci sarebbero troppi marchi, ha detto tempo fa Marchionne, quello che tra l’altro ha acquistato la Chrysler. Produrre in Europa per la Cina potrebbe quindi anche rivelarsi un bel sogno, che giusto giusto  manca di far centro. Motivo forse, per il quale Marchionne ha deciso di spostare parte della produzione FIAT in Serbia. Ufficialmente: I sindacati italiani sono poco seri. Sottotesto: In Serbia non ce ne sono. Ma neanche in Cina.

Quando un “Giornale” giubila …

Pubblicato in Cultura, Giornalismo, Italia, Politica da ed2murrow il 2009/10/11

Ebbene sì, anche “Il” è un “giornale” come si deve, persino online. Litterazione, forma, pubblicità e, quel che più conta, la notizia. Come quella di oggi “Per questi giudici chi dà le notizie va condannato“[1] con tanto di foto di Ilda Boccassini e Gherardo Colombo. L’articolo va letto, senno addio discorso. 

Primo pensiero: Come mai il ruolo di Boccassini e di Colombo viene circoscritto dalla parola “giudice”? Per quanto risulta dal suo curriculum, Ilda Boccassini ha sempre ricoperto  quel ruolo, che comunemente viene chiamato “pubblico ministero”. Essa è, oggi, sostituta Procuratrice presso il Tribunale di Milano. Lo stesso, o quasi, dicasi, per Colombo. Egli è stato sì giudice (‘78-‘89), ma istruttore, quindi qualcuno, che non dirige un processo accusatorio, bensì decide solo su di un rinvio a giudizio. Dal ’89 era, come Boccassini, PM. Era, perché nel 2007 ha comunicato le sue dimissioni. Ora sappiamo tutti, che “Il Giornale” è sempre ben informato ed estremamente cauto nelle sue affermazioni.  La qualificazione quindi non può essere che una spiacevole svista, tanto più che l’articolista, l’ottimo Gian Marco Chiocci in vicende giudiziali di esperienze ne ha, anche  da vendere. Una è approdata persino al Parlamento Europeo. Sarà certamente conseguenza di quel condizionamento dalla discussione “della separazione delle carriere” o come si dice, nell’ambito dell’ agognata riforma processuale: Tutti i giudici sono magistrati, ma non tutti i magistrati sono giudici. È veramente difficile per noi comuni mortali, ancor più per dei giornalisti navigati, capirne qualcosa. 

Secondo pensiero: Visto che il ns. articolista in genere non pecca di immaginazione (vedesi p.e. le sue fantastiche ricostruzioni sul “Nigergate”), come mai copia quasi “à la lettre” le osservazioni del suo collega Martinelli contenuti nella missiva a “La Repubblica”, pubblicata il 27 febbraio 2005 in risposta all’articolo “La mala-informazione andò in onda sulla RAI”[2]?  Che tra l’altro, e qui in onore di completezza dev’essere scritto, trattava del fatto, che due altri suoi colleghi, per lungo tempo e per tutte e tre le testate TG, cronisti di quel faldone penale del processo “Mondadori” attualmente di nuovo alla ribalta in sede civile, avevano dovuto sgomberare i loro posti in un momento particolarmente cruciale per l’allora accusato Previti, lasciandolo ad un nuovo venuto alla RAI, appunto Martinelli. Ora si obietterà, che  l’impianto logico non può essere che uno, anche sé descritto da persone diverse. Giusto. Ma perché allora non iniziare da Adamo, in fil di logica creativa, ovvero con la circostanza, che si fosse insinuata nei confronti dei PM, che essi avessero manipolate le carte del processo e quindi l’impianto accusatorio? Insinuazione vana tra l’altro, in quanto da ben due giornali si seppe, dove esattamente si trovava il documento “incriminato”. Non perché appurato dal fior fiore dei servizi, ma perché era lì, documento pubblico. Non può che trattarsi anche qui di una pecca tanto lieve quanto umana: Quando la memoria tradisce, si deve ricorrere alle fonti accessibili, da qui la copia della lettera del collega etc.. Perché oggi la registrazione della trasmissione tv forse anche non esiste più, dopo tanti anni …. Il che mi porta al

 Terzo pensiero: Perché riscaldare una notizia di 5 anni fa? È forse imminente una sentenza? Non certo quella penale contro Previti, che per quanto io sappia è passata in giudicato. Neanche quella civile, appellabile per altro,  per Finivest con una botta e via da 750 milioni (non di vecchie Lire), che è già stata depositata la settimana scorsa. Ci sono allora nuovi rilievi, riscontri, un qualche di decisivo? L’articolo non ce lo dice, stranamente. Non sarà forse, perché quei giudici, che giudici non sono, processano, mentre tanti altri, specie il primo supra pares subiscono, e sono pure colleghi di quei magistrati, che al Ministro della Giustizia non vogliono consegnare la loro indipendenza neanche a furor di popolo? Ma mai, lungi, non sarebbe nell’ordine bello, forte, puro e non inquinato[3] della deontologia professionale per la quale questo giornale e i suoi articolisti sono noti, anzi famosi. E i miei pensieri andrebbero a escort.

[1] http://www.ilgiornale.it/interni/per_questi_giudici_chi_da_le_notizie_va_condannato/11-10-2009/articolo-id=389832-page=0-comments=1
[2
] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/02/27/lettere.html
[3] http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_11/berlusconi-basta-insulti-premier-eletto-popolo_f6989ce8-b64a-11de-819a-00144f02aabc.shtml

(Tutti gli articoli presi in riferimento sono stati visualizzati e salvati su disco duro a scopo di documentazione l’ 11/10/2009, ore 19:00)

Premio Nobel per la Pace 2009

Pubblicato in Uncategorized da ed2murrow il 2009/10/09

Che schiaffo in faccia a persone, più alte che educate, che avevano definito Barack Obama e con lui la moglie Michelle “abbronzati”. Certe controcarezze capitano proprio a fagiolo, e l’ottobre 2009 mi pare  un buon mese per una fasolada con tanto di succo. Ben venga.

Lettera aperta a Giordano, Ferrara & soci s.r.l.: Nec Plus Ultra

Pubblicato in Cultura, Giornalismo, Italia, Politica da ed2murrow il 2009/06/02

Registriamo il mero fatto, che almeno tre testate italiane si rivolgono contro l’operato giornalistico di una quarta. “Il foglio” di Giuliano Ferrara (diffusione 2008 a dire di it.wikipedia 20.000) in data 31 maggio tramite Giuseppe Sottile  tratta da “Scoopisti senza pudore” due firme  de “La Repubblica”, Giuseppe d’Avanzo e Attilio Bolzoni. Come anche “Il Giornale” sotto la direzione di Mario Giordano (diffusione sempre secondo it.wikipedia per dicembre 2008 192.720) in data 29 maggio titola “D’Avanzo, l’uomo che accusa sempre gli innocenti”, firmato Filippo Facci (che il 28 maggio si rivolse in imperativo a “D’Avanzo ascolta:..” per una suada contro “Le strani ommissioni dei maestrini di Mauro”). Più “sottile” il “Libero” di Vittorio Feltri (diffusione sempre secondo wikipedia 125.196 per dicembre 2008), che con la sua edizione online del 1. giugno mette ben in evidenza in blocco a capo pagina i titoli “Dentro le case c’è la privacy”, “La verità fa bene”, “E’ Veronica che ha un compagno”. Sottile, perché atto a proporre una contropinione, è a lettura attenta (anche per chi conosce un poco il concetto del messaggio subliminale) una controffensiva, per altro annunciata in alt(r)o loco.

“La Repubblica” sotto la direzione di Ezio Mauro (diffusione secondo it.wikipedia 556.433) non solo risponde con la firma di D’Avanzo in “Il nuovo volto del potere”, il quale tratta i sopra nominati da “giornalisti stipendiati dal capo del governo, dimentichi di ogni deontologia professionale e trasformati in agenti provocatori”, ma anche con l’eco della stampa internazionale: “Il Times: Cade la maschera del clown”. Dimenticando tra l’altro di citare l’autorevole quotidiano “Süddeutsche Zeitung” del redattore in capo dell’edizione online Hans-Jürgen Jakobs (diffusione cartacea secondo de.wikipedia 461.409), che tramite la sua penna stabile a Roma, Stefan Ulrich, in un articolo del 27/05 seccamente sentenzia sotto il titolo “L’Empio”: “I peccati del politico Berlusconi non si ricollegano al mondo dell’erotismo. Il Cavaliere ha abusato dello stato di diritto italiano, della democrazia e del principio della pluralità dei media, le fondamenta di nazioni sane, moderne e floride.”

Nota attuale: Sottilmente “Il Foglio” replica in data 02 maggio “La festa di Repubblica“, ma questa volta a pagamento.

Ora bisogna capire, che un lettore in Germania è già, per dirla in modo neutro, stranito non tanto dal fatto, che il capo di un governo europeo si ritrovi su pagine quasi rosa di mezzo mondo, il che capitò anche ad un Sarkozy prima che sposasse la sua Carla. È invece l’oramai  matematica certezza, che questo capo del governo abbia confermato di aver mentito alla nazione intera senza minimamente dubitare della continuazione del proprio operato (anzi!), e, per rincarare la dose, fustiga chi di questo racconta nel “suo” paese. Perché è dato di fatto (non scrivo neanche più di “circostanze assodate”), che quella frase attribuita all’ ancora consorte del Presidente del Consiglio, secondo cui egli frequenterebbe minorenni e da lui in varie occasioni smentita con tanto di giuramenti, corrisponde a vero. Luoghi: Sardegna (ammissione expressis verbis) e Palazzo Madama in occasione del ricevimento per le griffe della moda (ammissione omissis verbis). Date: Una sera del 2008 ed il capodanno 2008/2009 per un periodo di una settimana. Senza genitori. Una minorenne. Certo, nella traduzione italo-tedesca ci potrebbe essere una qualche perplessità a riguardo della parola “frequentare”, lo scrivente potrebbe essere giustamente accusato di non conoscerne il vero significato. Andando quindi per scrupolo a vedere p.e. sul De Mauro online  si legge “incontrare con assiduità” oppure (in concomitanza con avere, quindi intransigente) “avere relazioni sociali”. Che una certa assiduità ci fosse, lo conferma la ragazzina di Napoli, che ci fossero relazioni sociali non lo si può negare. Tralascio quindi anche quell’ altro significato sott’inteso, che in questo contesto pare né essere il caso né di convenienza.

Quel che ancora maggiormente irrita l’oriundo germanico, abituato ad un giornalismo tranquillo ed a volte (da quando la Germania pare abbia di nuovo acquistata una certa importanza dopo la riunificazione) britannicamente flemmatico, sono  la velenosità di linguaggio e l’ingaggio personale dell’un od altro firmatario sé non addirittura proprietario in edicola nei confronti di quello che il francese appella “le confrère” . Inutile parlare di deontologia: Il detto romano “o sò sorrisi o sò botte”, una volta appartenente ad una gioventù trascorsa tra Parioli e Bufalotta, è oramai approdata irrimediabilmente alla ribalta del palcoscenico mediatico, traducendo in inchiostro nero su bianco le esternazioni di dirigenze (?) politiche assuefatte ai vari “pirla”, “criminale”, “mafioso”. Ed ai sommi cinismi di fede andreottiana, quale “non sapevo che il mio voto …”.

È infatti l’oblio più completo della concezione di giornalismo moderno al quale si sta volontariamente auto-sottoponendo quello  italiano, quello che ci muove. I fervori o le abnegazioni, ostentati a furor di popolo non si distinguono di una iota dai titoli della Chicago di Al Capone. Sebbene Charles E. Merriam scrivesse solo per gli Stati Uniti negli anni ‘20, che “Chicago è unica. È la sola città in America, che è completamente corrotta” egli trova i suoi emuli nell’ Italia di oggi, i quali all’unisono elogiano il “DOC” unico al mondo ed intestinamente si scannano a vicenda sulle sue componenti. Da qui è corto il passo verso il famigerato “Al Tappone” di firma goliardica (ma non tanto) del per altro ottimo Travaglio, il quale, per continuare il gioco di parole, si trova ancora nel bel mezzo del suo tirocinio in sala ostetrica per trovare la vera vocazione. Ed è ancor più breve il passo per denigrare “stampe di …” (p.f. riempire lo spazio con una delle parole:  destra, sinistra, assegno circolare, lup.man.), quando non si è della stessa opinione, o peggio ancora, incapaci di accettare una fattispecie. Il che vale anche per quel giornalismo al teflon, che prima difende i sentimenti di una (non tanto povera) signora proprietaria di giornale  per poi, inimitabile fiuto da segugio, dare dell’”oca” coram publico  ad una ragazzina, che a sedici anni avrebbe iniziato a chiamare “papi” un signore parecchio più anziano. Ed è  bene neanche nominare quella firma, la quale farebbe bene a concentrarsi sul suo blog su poveri animali derelitti, altrimenti si scoprirebbe essere l’oggetto adatto per la prossima causa per vilipendio a mezzo stampa.

Il giornalismo italiano dovrebbe iniziare a rendersi conto del fatto, che non sono solo gli italiani a leggere, bensì il mondo intero. Battezzare giornalisti di casa editoriale palesemente berlusconiana in quanto “stipendiati” e “agenti provocatori” può apparire giusto nel contesto, ma non lo è certamente nella sintesi della deontologia evocata. Come viceversa non può che essere definito un colpo basso quello di apostrofare il collega con l’obiter dictum di “senza pudore” o “accusatore di innocenti” in un contesto di tutt’altra qualità. Il pubblico italiano, e quello che generalmente sa leggere l’italiano (credetemi: in tutte le segreterie ed i governi del mondo ce ne sono), non è idiota, non si lascia abbindolare da sedicenti storielle di amanti di una signora, atte a distogliere lo sguardo dalla frequentazione di un signore di 72 anni con una minorenne. Perché una signora ed un signore di una certa età massimo massimo possono spartire segreti da letto, mentre il rapporto sociale di un signore al crocevia verso la vecchiaia con una ragazzina può, quando il signore è capo di un governo europeo, minimo minimo giustificare la domanda, sé i segreti di stato, di coalizioni e di strategie sono ancora assicurati. Altro che “Lolita” …

Tutti abbiamo, anche qui oltr’alpe, profonda comprensione per il fatto che gli scriventi e responsabili abbiano, specie sé di vecchio lignaggio, un interesse vitale alla propria sistemazione per i giorni a venire. Che questi potrebbero essere anche bui, sé si continua a cavalcare la tigre della menzogna e del vilipendio, va da sé. Perché è la verità, quantomeno la si voglia mettere in ombra dell’insegnamento di Machiavelli “De Crudelitate et Pietate, et an sit melius amari quam timeri, vel et contra”, quella che caratterizza in prima linea la deontologia di coloro, che esercitano il mestiere di scrivente. Sono la verità e la dignità del lettore, di non essere preso per i fondelli o confrontato con atteggiamenti nefasti ed incivili dei trascrittori di vicende, i valori inderogabili anche in caso del fallimento sociale, politico o editoriale, dei quali non ci si può liberare come in una società a responsabilità limitata. Non ci sarà in un tempo a venire un curatore  a dare il nullaosta, sarà, semmai, l’opinione pubblica. E sappiamo bene, di quali misure essa può essere capace, sé esasperata.

N.B.: Qualora qualcuno nutrisse dei sentimenti negativi nei confronti di chi scrivendo si nasconde sotto pseudonimo, gli rispondo sin d’ora. Essendo solo un piccolo blogger, per di più (come si suol dire dalle Vs. parti) crucco, non ho alle mie spalle un apparato protettivo. Come p.e. it.wikipedia, che sotto la voce “Filippo Facci” ci fa sapere: “Attenzione: questa pagina è stata oscurata e bloccata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azioni legali contro i redattori della voce e/o Wikimedia. Verrà eventualmente ripristinata alla fine della vicenda che la riguarda.” Chi sa perché? Domande su domande …

N.B.2: Di ogni link pubblicato qui è stata prodotta su disco duro un’ immagine conforme allo stato di cui alla data di oggi. Non si sa mai.

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